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Non avere paura - Un'amicizia con Papa Wojtyla



Nel 1981, qualche tempo dopo l'attentato a Giovanni Paolo II, la famiglia del giovane maestro di sci e provetto alpinista Lino Zani (Giorgio Pasotti), che gestisce un rifugio alpino tra le vette dell'Adamello, riceve una visita inattesa e straordinaria: proprio quel Karol Wojtyla (Aleksei Guskov) che ha, con la montagna, un rapporto profondissimo e antico. Insieme al papa arriva anche un suo caro amico, altro importante personaggio: il Presidente della Repubblica italiana, Sandro Pertini (Giuseppe Cederna). Gli Zani sono gente normale, una famiglia abituata ad accogliere nel suo rifugio sciatori e scalatori con la semplicità un po' spartana che si addice ad un luogo estremo come l'Adamello, dove per mesi non è nemmeno possibile salire. Figurarsi lo sgomento e l'emozione di trovarsi ad ospitare due fra le personalità più significative del Ventesimo secolo.

Uno sgomento ed un'emozione, però, che non si trasformano mai in soggezione. Del resto quel papa e quel presidente sono tutto fuorché uomini di potere, non sono accompagnati da grandi apparati di sicurezza e non chiedono di meglio che di stabilire rapporti umani semplici e sinceri. La visita, che doveva rimanere segreta e privata per volere dei servizi di sicurezza, diviene presto un'occasione di incontro con la popolazione della montagna. I due grandi uomini non accettano di nascondersi, per motivi di sicurezza, alla “loro gente”. 

Così la “vacanza di Stato”, diventa una vacanza normale. Il giovane Lino viene scelto per accompagnare il papa nelle sue discese. L'amicizia che nasce allora, fra le vette innevate dell'Adamello, accompagnerà i due uomini, così diversi, per il resto della loro vita. 

Lino è cresciuto sopra i tremila metri, insieme alla sua famiglia. La montagna ed il senso di maestosa immensità che essa ispira fa ormai parte della sua personalità.

È  bello, allegro, affamato di vita, sportivo, inquieto e seduttore. Ha già conosciuto quello che sarà il grande amore della sua vita: Angela (Claudia Pandolfi), una ragazza di città venuta a passare una vacanza. Angela è diversa dalle altre, Lino lo capisce subito. Quei pochi giorni passati insieme sono qualcosa di speciale. Ma poi la vacanza è finita, e Angela è tornata alla sua vita di città. Gli ha chiesto di andare con lei. Ma Lino non se l’è sentita. Si trattava di scegliere  fra Angela e la montagna. Una scelta impossibile: per Lino, è come dire scegliere fra Angela e se stesso. 

Forse è per questo primo trauma, per questa prima scelta forzata tra la ragazza che ama e l’avventura in cima al mondo, che, poco più che un ragazzo Lino si sente spinto a confessarsi per la prima volta, con Wojtyla e con se stesso, a raccontare l’inquietudine profonda che lo abita, la spinta a “salire fino in cima”, sulle vette più alte, per sfidarle e conquistarle. Per andare oltre. Il suo sogno è vincere l’Everest. Il Papa lo ascolta, e si affeziona a questo ragazzo che, a suo modo, cerca, forse senza nemmeno saperlo, l'Assoluto. 

La vacanza finisce. Forse finirebbe anche l'amicizia fra Lino ed il Papa, se il ragazzo non scegliesse di consegnare a Wojtyla delle foto private, scattate sull'Adamello, invece di venderle ad un giornale di gossip che gli ha offerto centinaia di milioni di lire per poterle pubblicare. Sono normalissime foto del papa che scia, o che si intrattiene con piccoli gruppi di fedeli, o che, solitario, medita e prega sulla vetta della montagna. Ma proprio perché così semplici e comuni, Lino sa che si tratta di immagini davvero private. Non può venderle, ma solo regalarle: al suo nuovo amico. 

Da questo momento, il rapporto fra Lino ed il Papa diventa quasi quello fra un figlio che cerca la verità ed il padre che indica la strada. Wojtyla incoraggia Lino a seguire i suoi desideri, la sua curiosità: mettendolo sempre in guardia. Raggiungere la cima non è l'obiettivo principale, quello che davvero bisogna imparare a fare è tornare indietro. Alla vita e alla fatica di tutti i giorni, alla scalata delle difficoltà del vivere quotidiano, il lavoro, i figli, le malattie, le durezze e le gioie di un percorso esistenziale e spirituale. Ma Lino è giovane, e Karol sa che questo è un discorso che si comprende con il trascorrere del tempo. Così gli regala una piccola croce e lo prega, una volta che sia arrivato in cima alla sua montagna, di piantarla per lui.

Lino diventa così, per il Pontefice, il Nostro Apostolo delle Montagne...

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